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First-party data: elaborazione strategica dei dati aziendali

Le grandi aziende sono consapevoli che investire nella trasformazione digitale sia la strada giusta per la propria crescita futura. Cosa ne pensano invece le piccole-medie imprese?

Il grado di digitalizzazione delle PMI in Italia

Secondo il DESI, Digital Economy and Society Index (lindice istituito dalla Commissione Europea per tenere sotto controllo gli sviluppi digitali dei singoli Paesi in termini economici e sociali), le PMI italiane hanno ancora un grado di digitalizzazione nettamente inferiore alla media europea e si trovano al quartultimo posto della classifica, superando solamente Romania, Grecia e Bulgaria.

Per quanto riguarda il livello di penetrazione del digitale nei processi aziendali, le piccole-medie imprese risultano anche qui in ritardo, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di applicativi in cloud e l’acquisizione dei dati
Dallo stesso studio emerge che solo il 26% delle PMI è “pronta” in termini di digitalizzazione per sviluppare il proprio business con tecnologie e competenze adeguate.

In via teorica, la maggior parte degli imprenditori ritiene che una strategia digitale sia importantissima per la crescita del proprio volume d’affari: secondo gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, quasi il 90% dei proprietari di piccole-medie imprese valuta indispensabile l’innovazione per lo sviluppo del business. Nella realtà, tuttavia, quest’idea non si concretizza.

L’importanza dei first-party data: i dati raccolti direttamente dall’azienda

Gli ostacoli che si frappongono tra le imprese e l’innovazione possono essere molteplici: i costi della digitalizzazione, per esempio, sono spesso intesi come troppo elevati e manca il più delle volte la cultura digitale necessaria per organizzare e attuare le trasformazioni tecnologiche.

L’ambito in cui si riscontra una carenza maggiore la gestione delle informazioni e l’analisi dei dati aziendali. Ma l’importanza dell’acquisizione dei dati è ormai riconosciuta: da un’attento studio delle informazioni è possibile ottenere enormi benefici in termini di vantaggio competitivo e di strategia futura. Ed è soprattutto dai first-party data che si possono ottenere le informazioni più utili: si tratta di dati raccolti direttamente dai clienti (rispettando il GDPR e le vigenti norme sulla privacy) che derivano per esempio dalle vendite, dalle visite al sito web, dai social, dal database aziendale.

Queste informazioni sono decisamente preziose per quelle PMI che vogliono approcciarsi in maniera strategica al marketing: i first-party data sono infatti dati molto precisi che si trovano già in possesso dell’azienda e che danno intuizioni di grande valore sul comportamento dei clienti e sull’interesse di questi sui prodotti o sui servizi offerti. Da questi dati è possibile elaborare strategie di marketing mirate al miglioramento dell’esperienza degli utenti su un sito web o all’aumento delle preferenze dei clienti verso un determinato prodotto che si intende portare in evidenza.

Anche se in questo periodo di totale incertezza è assolutamente comprensibile che l’unica priorità delle piccole-medie imprese sia la sopravvivenza, è importante tenere a mente come una consapevole analisi dei cambiamenti nelle abitudini d’acquisto dei clienti possa portare all’elaborazione di strategie di marketing più efficaci, sia durante che dopo la pandemia.

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